03.02.2017 (Quiquotidiano.it) - paolodegiosa

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03.02.2017 (Quiquotidiano.it)

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  Il "quadro", la vita (l'amore) e la morte

    Non lasciarmi – Ne me quitte pas
Non ha alcuna attinenza diretta con fatti  dell'attualità e con persone portate alla ribalta dalla cronaca, ma a  me pare immaginifica metafora, illustrativa di quel che d'intorno ci  accade, oggi o ancora e sempre. Una sorta di semantica icona evocativa dei sentimenti, giusti e meritevoli soprattutto, sbagliati purtroppo, che a fronte degli accadimenti scaturiscono e si rivelano.

Dico di un quadro, è più propriamente di un'opera, dell'artista di area vastese, Paolo De Giosa, per  il quale più volte ho potuto esprimere, in analisi e riflessione  critica, sentimenti e sensazioni suscitate in chi guarda i suoi dipinti,  i volti, gli occhi, le ombre-luci che danno presenza ed espressione (si  direbbe la parola) all'immaginifica persona su cui di volta in volta fissa la sua attenzione. Per la propria e per l'altrui emozione.
Nata su tela, per chiara intenzione creativa una"jute sack” (non  chiara, non candida, assorbente visione e luce), ad opera della mano  capace a dar di pennello di quest'artista, questa immagine (… portata a  termine in pittura soltanto ieri) pare essere nata dal buio e in pari tempo fortemente anelante alla luce. Ci dice di una sofferenza che la fa rintanare, per proteggersi, nell’ombra.  Nello sguardo, nel solo occhio in vista, ‘spento’ per un dolore  interno, per qualcosa d'indicibile e insostenibile di cui è o è stato  testimone, mostra quel che non tolleriamo o non vorremmo, l'offesa portata all'umanità con colpevole leggerezza, spesso, con protervia o infamia talaltra, nella sua prima ed essenziale necessità e valore: il diritto divino all'esistenza.

L'opera pittorica in questione ha un titolo: “Non andare via (un  esclamativo desiderio, forse un grido rivolto dall’autore alla persona  che si teme di perdere, e ‘ritratta’ allo scopo), ma la 'figura' non ha  nome, o non importa quale sia. Non ha precisa motivazione, come suole  per un'opera d'arte, per la sua epifania pubblica, seppur e di certo  necessità di 'nascita' nell'intenzione poietica dell'artista.  In questa nostra piagata, grandemente corrotta e lercia società  contemporanea, nel mare di dolore, che a ondate quotidiane dal mondo  globale sino alle nostre civiche e domestiche strade e case ci investe, la visione di tale altra e nuova immagine dipinta di De Giosa ci porta a dolorare, pensando a ciò che più ci ha toccato o ci sconvolge, in silenzio.  A meditare, come non mai o ancora una volta sulla morte che ci strazia in particolare quando non "è finita", sulla vita che può essere bella e felice, ma anche e spesso, per autonoma insipienza o debolezza, per arbitrio d'altri, novelli Caino, ben misera e triste.

Giuseppe F. Pollutri
P. De Giosa è fra gli artisti presentati al pubblico vastese (e non solo) nell'Almanacco "Lunarie de lu Uaste" edizione 2017

http://quiquotidiano.it/2017/02/03/il-quadro-la-vita-lamore-e-la-morte/

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