17.02.2015 (Eventi Undergroundvastese.it) - paolodegiosa

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17.02.2015 (Eventi Undergroundvastese.it)

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Il "Renaissance" di Paolo De Giosa: uno spirito libero tra pittura e poesia





Paolo De Giosa, nato a Milano nel 1977, è pittore espressionista figurativo, grafico pubblicitario diplomato in disegno tecnico. Segue un percorso di impronta umanistica e filosofica finalizzato al raggiungimento e all’espressione di una piena consapevolezza dell’Io. Pubblica la prima raccolta poetica nel 2009. L’arte lo appassiona in ogni sua forma: dalla pittura ad olio, al disegno a matita, dalla poesia alla narrativa. Tutto ciò che ha imparato lo deve allo studio dei maestri del passato e ai tanti viaggi nelle maggiori capitali europee e statunitensi, dove ha avuto modo di visitare importanti musei e gli atelier di grandi maestri dell’arte contemporanea, dei quali ha studiato le varie tecniche e si è lasciato trasportare dal flusso emotivo che riescono a convogliare nelle loro opere. Colori accesi e vibranti, ambientazioni decadenti, permettono di inserire le sue opere all’interno di un panorama pittorico identificabile come “renaissance”. Il lavoro artistico, inteso come forma alternativa di espressione e comunicazione, mosso dal desiderio di coinvolgere e sensibilizzare il pubblico verso l’arte in ogni sua dimensione espressiva, sia contemporanea sia storicizzata, con l’adozione di un linguaggio visuale fortemente fondato sul dinamismo del tratto e di esplosivi cromatismi, si salda ad un percorso poetico caratterizzato da una ermetica e significante sintesi verbale. La dimensione poetica conosce infatti un’evoluzione e una crescita parallela a quella pittorica, e i temi e le suggestioni appaiono spesso intrecciarsi e muoversi tra i due mezzi espressivi. De Giosa non cerca nell’arte verità assolute, ma osa con essa mettersi in gioco, sollevando l’inafferrabile velo che oscura le nostre esistenze. E in questo suo osare riluce per intero l’anelito di uno spirito libero. Ha esposto nelle principali capitali artistiche quali Roma, Genova, Firenze e Londra.

UV: Ciao Paolo, quando è iniziata la tua avventura artistica?
P.D.G.: Da sempre, in modo più assiduo finalizzato ad una ricerca introspettiva dal 2011.

UV: Quali sono le tecniche, i materiali che preferisci utilizzare nei tuoi lavori?
P.D.G.: Utilizzo esclusivamente colori ad olio. È una scelta legata ai temi tardo-rinascimentali a cui faccio riferimento nelle mie opere. I supporti sono prevalentemente quelli classici delle tele o del legno, ma seguo una mia personale ricerca di immagini dipinte su supporti cartacei; vecchie e ingiallite pagine di libri incompleti, spesso dai contenuti orientaleggianti fanno da supporto e/o introduzione ad immaginari volti femminili.



UV: Nel 2009 hai dato alle stampe un libro di poesie "Succederà in un giorno incolore”, per Aletti Editore. L'uso della parola "incolore" sembra sottolineare il valore delle parole, della poesia, oltre i colori e l'arte figurativa. Come se la poesia rappresentasse una chiave diversa per cogliere sensazioni in profondità. Cos'è che ti spinge ad usare pittura e poesia in momenti creativi diversi?
P.D.G.: La poesia è una prima forma espressiva che ha dato poi voce a quella figurativa. Nel mio caso le due viaggiano in simbiosi. La prima, nasce da una riflessione che genera poi un'immagine, il preludio di ciò che andrò a raffigurare. Il termine incolore è da intendere come "normalità". Una conscia consapevolezza che nella quotidianità possa celarsi l'inaspettato, il diverso. Tutto, se osservato nella giusta disposizione, è poesia.

UV: Sappiamo che hai viaggiato molto e hai avuto l'opportunità di crescere, artisticamente, con lo studio dei grandi maestri del passato, affinando tecniche e ricerche personali.  Quanto del passato, secondo te, sopravvive ancora nella pittura contemporanea?
P.D.G.: Nell'arte è stato detto tutto. Tutto ciò che appare nuovo o non visto è una reinterpretazione del passato. Ma immagazzinare le esperienze altrui tramite la visione e lo studio, metabolizzarle nella nostra personalissima visione, crea ciò che noi chiamiamo artista: l'interprete di se stesso.




UV: I volti, noti e meno noti, secondo una tua personale interpretazione, rappresentano il fulcro della tua ricerca artistica e sono i protagonisti di molte delle tue opere. Perché questa scelta?
P.D.G.: Il volto altro non è che uno specchio. Ogni giorno nei miei volti dipinti rivedo me stesso e, sono ogni giorno diverso. Mi riservo un piacere privato nella loro realizzazione: li vedo finiti, terminati in ogni dettaglio e poi con pochi gesti creo la distruzione, la deturpazione, la mutilazione che mi rende unico spettatore di quel che era, un volto perfetto.

UV: Emilio Garroni, uno dei filosofi del novecento più importanti, si è interrogato sul concetto di Creatività. Ha riconosciuto nell'arte quell'attitudine tipicamente umana, di "fare o dire liberamente qualcosa di nuovo, di imprevisto, di sorprendente". Una caratteristica che contraddistingue la nostra umanità e che va oltre gli schemi che oggi cercano di soffocare e "stereotipare" il nostro vivere quotidiano, escludendo così "l'imprevisto".  Qual è il tuo pensiero sul concetto di creatività? Riesce ancora a mantenere questa sua tipica "libertà"?
P.D.G.: Credo di sì. La creatività è intorno a noi e non solo nell'arte intesa nelle sue molteplici definizioni. Creativo è colui che intravede i limiti e prova (riuscendoci) ad oltrepassarli.








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