26.03.2015 (Poetineranti.it) - paolodegiosa

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26.03.2015 (Poetineranti.it)

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Di Francesca Lavinia Ferrari

F. Ciao Paolo, innanzitutto voglio farti i miei complimenti per la tua produzione artistica, che scatena in me emozioni fortissime. È quindi un piacere immenso poterti porre qualche domanda. Come sei arrivato a prediligere la corrente espressionista, come base dalla quale continuare il tuo e suo discorso nel tempo?

P. Il mio espressionismo è la mia visione del mondo. Il superamento della realtà attraverso la rielaborazione di volti, la ribellione della mia coscienza verso la materia, produce la visione finale. Voglio dire, che metabolizzo immagini quotidianamente, ma poi, quando vado ad imprimerle su tela, non sono più le stesse. Cambiate ed in parte mancanti in realtà, sono arricchite, se guardate con gli occhi dell'anima, arricchite della mia personale coscienza e visione artistica.

F. Mi lasciano senza fiato, gli occhi che dipingi. Certo, nell’occhio si concentra tutto ciò che riguarda l’anima, e da esso scaturiscono le espressioni. La tua ‘assenza’ si manifesta spesso in un occhio cancellato, qualcosa che si è perso nel passato. Qual è il nostro compito di osservatori, dove possiamo trovare le risposte? Vorresti invitarci a sostituire quell’occhio col nostro, fotografare il nostro tempo?




P. Il volto altro non è che uno specchio. Ogni giorno nei miei volti dipinti rivedo me stesso e sono ogni volta diverso. Riservo un piacere privato nella loro realizzazione: li vedo finiti, terminati in ogni dettaglio, poi con pochi gesti creo la distruzione, la deturpazione, la mutilazione che mi rende unico spettatore di quel che era un volto perfetto.

F. Quali sono le tue origini? Chiedo a tutti i nostri ospiti: il legame con la tua terra, quanto influenza la tua produzione artistica? Quanto ritieni importanti le radici di un uomo?

P. Vivo ed opero nel territorio abruzzese ma sono di origini salentine, dove ho vissuto per 14 anni. Io mi sento perlopiù italiano e di questo, in campo prettamente artistico, ne sono orgoglioso. Guardo con interesse ai grandi pittori del passato (Caravaggio in primis) e sono affascinato dai contemporanei (vedi Samorì). Cerco di filtrare da queste due correnti e stili pittorici le mie preferenze e le reinterpreto in base alle mie visioni. È un grande vantaggio per un pittore essere italiano.

F. Hai esposto nelle più grandi città italiane e non solo, anche oltre Oceano, sei stato riconosciuto dalla critica per produzione, qualità, vendibilità delle opere e gradimento del pubblico. Se potessi abbinare musica e poesia alle tue opere, quali artisti accosteresti alle tue tele?

P. Dipingo sulle note e la poesia di De Andrè. La voce, le tematiche, i suoni poveri e al tempo stesso carichi di significato sono per me fonte d'ispirazione, scandiscono il tempo e mi accompagnano fino a completa realizzazione dell'opera.



F. Quali pittori hai amato di più nel tuo percorso scolastico e poi di vita?

P. Amo Egon Schiele, per la produzione e per l'aura mistica che circonda la sua vita. Mostro interesse per gli espressionisti tedeschi del primo novecento e guardo con rinnovata ammirazione a Van Gogh. Gli artisti contemporanei in campo figurativo espressionista sono molto interessanti ed hanno la capacità di reinventarsi e di sperimentare. In particolare stimo Nicolà Samorì (italiano) e Jeremy Mann (americano).

F. Alcune tue opere sono, oserei dire, ‘cinematografiche’, per taglio e narrazione. Immagino tu sia appassionato anche di questo. C’è qualche fotografo o regista che segui in particolar modo?

P. Il cinema è una delle mie passioni. Affascinato da alcuni film, ero solito bloccare un fotogramma per poi ritrarlo su tela. È stata una parte della mia prima produzione. Tra i miei registi preferiti: Nicolas Winding Refn e Lars Von Trier.

F. Ora ti pongo l’ultima domanda. Per me che scrivo, il momento ideale per farlo è la notte, quando intorno è silenzio, e mi parla l’inconscio. Per te, qual è il momento ideale per dipingere? Il giorno, per via della luce?

P. La produzione di un mio lavoro è per tre quarti ricerca. L'atto fisico del dipingere è solo l'ultima fase di un progetto. Spesso, di fronte una tela bianca, è facile essere assaliti da un timore reverenziale, rispettoso di quel che potrebbe essere e che magari, per un mio azzardo o disattenzione, non sarà. Per ridurre al minimo tutto questo, per non avere distrazioni cromatiche, prediligo la luce solare, naturale riflessa e non diretta. Dipingo quindi di giorno, ma elaboro spesso in penombra e mi piacerebbe farlo nel crepuscolo, quando per un attimo non so distinguere se il giorno inizia o sta per finire.
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